Opinioni

 Ciaccio Montalto precursore di modernità

  di Dino PETRALIA


Senza volerlo e sicuramente neppure immaginarlo, Giacomo Ciaccio, nei primi anni ottanta - ad una distanza quasi trentennale da  oggi - era già un anticipatore della figura del magistrato moderno: un giudice attento ai cambiamenti del costume, rispettoso della legge ma non acritico spettatore dei suoi mutamenti, coltivatore del dubbio ma d’idee chiare sull’ingiustizia mafiosa e sui suoi pericoli sociali, protagonista attivo dell’associazionismo giudiziario fin quando resta puro ed irrinunciabile impegno al confronto d’idee, mai difensore cieco della magistratura come potere, assertore convinto, invece e sempre, del suo obiettivo di servizio, umile ed autorevole insieme.

Chi lo ha frequentato ed ha lavorato con lui sa bene quanto Ciaccio tenesse al valore etico del giudice e del pubblico ministero e oggi abbiamo un “codice etico” dei magistrati; ai delicati confini tra pubblico ministero e polizia giudiziaria che fanno del primo il sano “controllore” della seconda (oggi la maggioranza politica li sta per inquinare); al rispetto da prestare alle sentenze ma sulle quali attentamente vigilare, nell’altrettanto rispettoso riguardo verso le vittime del reato. Ed oggi si è fatta spazio tra le leggi e le prassi una “cultura della vittima” che ha avuto il merito di restituire a chi ha subìto reati la dignità del “creditore di giustizia”, titolare al pari dell’imputato di un processo giusto e celere.


Giacomo Ciaccio è stato anche un precursore dell’antimafia giudiziaria; le sue indagini su Cosa Nostra americana e trapanese, l’ostinata consapevolezza che in provincia funzionassero raffinerie di droga e che Trapani, in una parola, fosse al centro di un crocevie d’interessi affaristico-criminali tanto intensi ed intrecciati quanto forte e ben strutturato era il radicamento delle “famiglie” mafiose, lo hanno dimostrato le carte, i processi, le sentenze. Non erano solo parole dunque. Sapeva cogliere sfumature criminali inedite negli intrecci di parentele che, solo dopo la stagione dei “pentimenti” mafiosi, diventarono patrimonio culturale della classe di investigatori e di inquirenti che ne seguì. E proprio lui, come pochi a quell’epoca, era in grado di farlo perché era un giudice esterno al “palazzo”; andava per mare e per concerti, ascoltava la gente ed incontrava i giovani, affinando un’anima costantemente filtrata nelle letture e nella musica che amava.


Ma Giacomo Ciaccio era “moderno” per altro ancora. Oggi chi valuta le carriere dei magistrati per farne dirigenti, Presidenti e Procuratori – e chi scrive ha questo compito adesso – non tiene più conto della anzianità, quel requisito che fino a qualche anno addietro guidava le scelte e che, come tutti ricordiamo, fece preferire, nello stupore generale, Meli a Falcone, strumentalmente additando Borsellino Procuratore di Marsala come interessato campione dell’antimafia di facciata; oggi contano essenzialmente le attitudini e su queste si seleziona il miglior dirigente, foss’anche il più giovane tra tutti gli aspiranti. E’ questo il risultato di una lunga, lunghissima, “battaglia” condotta all’interno della magistratura associata e che ha visto anzitempo in Giacomo Ciaccio un suo strenuo sostenitore.


Ebbene, chi lo ha conosciuto all’opera come inquirente sa che oggi lui sarebbe senz’altro candidato di prim’ordine per dirigere una Procura importante, da scegliere per capacità attitudinali indubbie e per un’esperienza di pubblico ministero forgiata a fatica e quando, in un sistema di sottocultura sociale indifferente all’illegalità che a Trapani non faceva eccezione, si diceva invece che le funzioni d’accusa erano di serie b) rispetto a quelle, superiori, del giudicante. Sento già i suoi possibili detrattori sostenere che quel magistrato, pericolosamente capace, testardo e troppo motivato avrebbe bisogno di “cambiare aria” e passare a fare il giudice; oggi avremmo però argomenti e ragioni più forti e convincenti per sostenerlo. E, se la mafia non l’avesse ucciso ventisei anni fa, mi sarebbe piaciuto farlo. Davvero tanto!


(da lasicilia.it)

 
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