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I “CONFLITTI NELLA GIUSTIZIA”

Come contributo alla riflessione  - per chi ancora non ne ha perso l’abitudine - sulla complessità reale di alcune tematiche della giustizia, purtroppo troppe volte trattate con superficialità e intenzioni solo strumentali, presentiamo la lettera del collega Marco Guida, presidente pro tempore della Giunta ANM del distretto di Bari, pubblicata il 16 ottobre 2011 sul Corriere del Mezzogiorno.

 

 

Egregio Direttore
Ho letto con grande attenzione l’articolo di Silvio Suppa “I conflitti nella giustizia” che contiene alcuni spunti di grande interesse e consente altresì di intraprendere un dialogo non viziato da preconcetti sullo stato della Giustizia in Italia.
Troppe volte, negli ultimi anni abbiamo visto quello che si potrebbe definire il “teatrino della giustizia”: nasce un’indagine, a volte a carico di qualche personaggio pubblico o di un politico noto a livello locale o nazionale; dopo qualche tempo la stampa apprende la notizia, pubblica stralci di atti, spesso di intercettazioni; cominciano i primi mal di pancia; invocazione della violazione del segreto istruttorio (che spesso non c’è perché magari le intercettazioni sono citate nella ordinanza di misura cautelare); strali sulla tempistica del provvedimento perché reso nella imminenza di elezioni nazionali, regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali, condominiali, di classe e quindi volto a condizionare le stesse; dubbi sui Pubblici Ministeri, quasi sempre comunisti mangiabambini; dubbi sui giudici, perché amici dei Pubblici Ministeri; dubbi sulle norme applicate ed applicabili; interpellanze parlamentari; quando è possibile si tenta di cambiare la norma quando non lo è si invoca l’ispezione del Ministro della Giustizia che arriva puntuale.
Tutto questo grande polverone ha poi la conseguenza di identificare la giustizia con questi processi, ma la Giustizia è qualcosa di molto più serio, più problematico e che riguarda i diritti dei cittadini e la loro tutela ogni giorno.
Il problema dei problemi è che i processi durano troppo, troppo, troppo e che non hanno alcun senso le leggi sulle intercettazioni, sulla prescrizione breve o brevissima o sul processo allungato che non accorciano neanche di un giorno la durata dei processi ma, anzi, ne determinano la morte anticipata.
Perché la vera sconfitta per lo Stato è quando un processo si chiude con la prescrizione che non accerta alcuna verità, lascia in sospeso parenti delle vittime, persone offese e gli stessi imputati.
Occorre poi tenere conto che il processo è un fatto tecnico, così come lo è la costruzione di una casa, o un’operazione chirurgica.
A differenza di quei fatti tecnici, però, il processo si fonda a sua volta su un fatto umano (l’omicidio, la rapina, la corruzione, la falsa testimonianza) che coinvolge persone, rapporti umani ed è per questo che crea interesse.
Quando l’attenzione dell’opinione pubblica si concentra su un determinato episodio è chiaramente portata a vedere gli uomini, le relazioni umane poste alla base, inevitabilmente poi confondendo i due piani, quello tecnico e quello umano, in ciò aiutata dalla pressante attenzione mediatica, necessariamente indotta ad una semplificazione che tende a ridurre il fatto tecnico per esaltare la componente umana.
Difficile comprendere istituti come la legittima suspicione, o l’incompetenza per territorio: subito si esalta il “conflitto” tra autorità giudiziarie, perché quello di cui si parla in quel momento non è uno dei tanti processi ma IL processo.
Eppure i contrasti tra autorità giudiziarie sono considerati ipotesi normale - insita nella complessità della ricostruzione di un evento umano - nel nostro codice tant’è che esistono appositi istituti che li disciplinano ed affidano alla Corte di Cassazione la loro soluzione.
Noi magistrati non siamo esenti da colpe: siamo uomini e come tutti gli uomini sbagliamo; vi sono sacche di inefficienza, errori ma nessun sistema giudiziario è perfetto e non è facile giudicare in condizioni oggettivamente complesse.
Lo sforzo che tentiamo di fare ogni giorno, come uomini delle istituzioni, è quello di rendere credibile ed autorevole lo Stato con il nostro lavoro e dovrebbe essere interesse di tutti, in primis degli uomini che compongono le altre istituzioni, far si che il servizio giustizia sia autorevole, efficiente ed efficace.
Non sempre è stato così, soprattutto negli ultimi anni.

Marco Guida
Magistrato, Presidente Giunta ANM Distretto di Bari

 
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